prova home6

Una situazione da evitare: diventare una azienda zombie

Cos’è l’azienda zombie?

Riconosci qualche punto in comune con la tua azienda?

Sono S.p.A., s.r.l., s.n.c. che la crisi ha ridotto a una condizione di povertà finanziaria e spinto ad una situazione anomala i cui tratti, assolutamente simili nonostante la diversità dei loro titolari, vanno descritti per essere compresi.

L’azienda zombie ha un fardello di debiti scaduti spesso superiore al fatturato, ridotto dalla crisi al 30-50% dei livelli raggiunti 3 o 4 anni prima. I debiti sono quasi sempre verso fornitori o banche e il loro totale è di dimensioni tali che, anche ad un rapido e superficiale esame, non può essere riassorbito neppure in 10 anni di duro lavoro con fatturati pre-crisi. Game over, direbbe qualcuno.

I rapporti tra azienda zombie e banca

L’arretrato del debito verso più istituti di credito ha innescato nelle banche tutto il repertorio delle tipiche azioni di recupero del credito: revoca del fido, messa in mora, decreti ingiuntivi, a volte ipoteche giudiziali anche sui beni personali. L’azienda che è soggetta ad azioni legali di questo tipo ha cessato di essere un “cliente”, per assumere la configurazione di “una pratica” dell’ufficio recupero crediti.

Queste imprese e i loro debiti verso le banche scaduti da tempo sono le famose “sofferenze” di cui tanto si parla e che sono arrivate a quasi 100 miliardi di euro.

Ecco già la prima osservazione: le sofferenze bancarie provengono, in parte, da aziende vive.

La banca ha già stimato di avere scarse probabilità di recuperare il credito dopo avere fatto diversi tentativi, il direttore della filiale ha cancellato dalla sua agenda giornaliera ogni ipotesi di vita commerciale per il “cliente defunto”, passando la pratica prima a un ufficio recupero crediti e poi a un ufficio legale… L’impresa-zombie continua.

Azienda Zombie Capitali e Idee

Davanti alla medesima situazione di insolvenza, è sorprendente constatare la differente velocità con cui le banche attivano azioni legali per il recupero del credito: chi è già andato in tribunale a chiedere un decreto, chi è ancora alle letterine di messa in mora, chi non ha ancora fatto nulla.

Ma ancora più straordinario, constatare che l’insolvenza è vecchia di più di un anno e che è sicuramente seguita a una fase di pre-insolvenza ancora più prolungata.

L’agonia dell’azienda zombie può essere accelerata da istanze di fallimento proposte normalmente da fornitori esasperati anche su piccoli importi.

Se da una parte il quadro finanziario dei debiti verso banche e fornitori segnala la morte finanziaria, dall’altra l’impresa come animale economico è assolutamente in vita.

Incurante del rischio di essere dichiarata fallita, testarda nel continuare a produrre, cerca clienti, fattura, muove il PIL nazionale, si nutre di illusioni sulle possibilità di rimettere in sesto la baracca.

Ed è questo ciò che colpisce chi incrocia e visita piccole imprese in crisi. Tecnicamente morte per le banche, assolutamente vive nel loro quotidiano.

Le Aziende zombie telefonano, viaggiano, prendono aerei per la Cina o per Palermo, acquistano materie prime, rilasciano assegni post-datati ai fornitori, resistono dentro capannoni gravati da ipoteche.

Cambiano vorticosamente commercialisti – il precedente ha sempre le colpe di scelte sbagliate -, hanno avvocati che si oppongono alla pioggia di azioni di recupero, ignorano i veri margini dei prodotti che vendono, aprono conti attivi su una banca per non vedere sfumati gli incassi.

Resistono a un destino che è quasi sempre inevitabile.

Se ci sono 100 miliardi di sofferenze nel nostro sistema bancario, vi posso assicurare che le imprese-zombie sono molte e nel mio lavoro incontrarle è normale routine.

Anche questa è l’Italia in preda a una lunga crisi industriale e finanziaria. Non è esattamente l’Italia che trovate descritta sulle pagine del Sole 24 Ore, che insiste nel celebrare i campioni del made in Italy. La forza dei distretti (negata pure dalle analisi di Banca d’Italia) invoca sgravi fiscali e annuncia riprese che non si sono ancora consolidate, trascurando una funzione educativa nella prevenzione e nella gestione della crisi d’impresa.

Non ci sono ambulanze e terapie per gli zombie. Continueranno a vivere ancora per qualche anno prima di entrare nel lungo tunnel delle procedure fallimentari.

Non hanno dimensione e soldi per potersi permettere prestigiosi studi legali e advisor finanziari impettiti che trattino la ristrutturazione del loro debito come accade per le grandi imprese.

Sarà difficile che possano pagare le parcelle di un concordato con i loro stessi beni aziendali.

Troppo piccoli per il “sistema sanitario industriale”.

Quante di loro potevano essere salvate?

Erano tutti destinati ad una morte finanziaria che oggi viene accettata con la stessa rassegnazione con cui studiamo la catena alimentare e la selezione delle specie animali?

Per noi di  Capitali e Idee è possibile salvarne molte, se si rendono conto della situazione…

Per fissare un appuntamento :

whatsapp per sito

FONDO IMPRESA la nostra forza al tuo fianco

pisa angelo loggato

Call Now Button
clicca sul pulsante verde per chattare con un nostro Consulente
Powered by